Mercoledì 2 novembre 2005 - La Repubblica - Firenze - Primo Piano

Tornare al lavoro a quarant'anni
"Mi credevo solo madre e moglie, ero la manager della famiglia"
di Claudia Riconda


Storia di Annamaria e di altre quatto donne che si sono buttate sul mercato e oggi si possono definire: ex casalinghe.

Per capire come cambia la vita delle donne bisogna frugare nelle tasche degli uomini. "Nel portafoglio di mio marito adesso c'è la tessera del supermercato. La tenevo io, ma ora la spesa la fa più spesso lui". Le grandi svolte hanno spie minime. Annamaria ha svoltato a quarant'anni. "Credevo di non avere più carte. Tagliata fuori dal mercato del lavoro. Dieci anni di casa e di famiglia e in mano cosa: niente. Un diploma al conservatorio, una passione per la cucina e per i lavori di cucito. A quarant'anni, senza grandi esperienze personali alle spalle, in cosa potevo sperare? Corsi di musica, segretaria part time da qualche parte. E invece mi sbagliavo. Io la carta giusta ce l'avevo: ma non me n'ero accorta".

Ce l'hanno in tante, quella carta: solo che non ci pensano, non la mettono sul piatto. Dopo i quarant'anni si sentono scartate dal mercato ancora prima di affacciarsi, arrugginite per sempre: Sono stata dieci anni in casa, non so fare più nulla. Si credono  solo madri e mogli, non realizzano di essere manager. Nessuna che sul curriculum scriva: esperienza decennale nella gestione di un'azienda familiare. L'azienda più delicata ed impegnativa che ci sia: La famiglia. "Una palestra che ti allena a tutto: a gestire sentimenti e responsabilità. Figli casa scuola pulizia pediatra piscina, tutto fa capo a te. L'uomo collabora, e mio marito lo fa moltissimo, ma dalla mattina alla sera è in ufficio: il fulcro è comunque la donna. La testa concentrata su mille cose diverse. E il pedale della mediazione sempre pigiato: se ci sono malumori in famiglia, è la donna che trova la via del dialogo. Dieci anni così e non ti spaventa più alcun lavoro". E' questa la carta che un anno fa ha permesso ad Annamaria Turchi, fiorentina, 41 anni, sposata, due figlie di 9 e 5, di aprire insieme ad altre quattro donne un negozio di filati e tessuti in via Arnolfo e diventare quello a cui molte donne toscane aspirano: una ex casalinga.

Una mamma che è tornata a lavorare. Ieri travolta da pentole e passeggini, oggi imprenditrice alle prese con partite iva e spedizioni internazionali. Una scelta, il suo rientro. Una necessità per altre: un matrimonio finito, un marito disoccupato, un solo stipendio, e si deve rientrare, tra mille difficoltà. Un fenomeno in crescita: nel 2003 su 100 donne toscane tra i 45 e i 54 anni ne lavoravano 44, oggi 62. Spesso si rientra senza avere alle spalle esperienze personali qualificanti: 7 donne su 10 oltre i quaranta che in toscana si presentano ai corsi di orientamento e formazione Retravailler, non hanno mai lavorato prima. "Anch'io avevo poca esperienza: qualche anno da centralinista nei giorni festivi in una casa di cura. La famiglia mi assorbiva così tanto che era impensabile un lavoro a tempo pieno. La carriera artistica non l'ho neanche potuta cominciare: sette anni di conservatorio, ma come fai a diventare una grande pianista con una bimba di un anno in casa? Alla carriera ci ho rinunciato consapevolmente, felice di fare la mamma: era la cosa più naturale e che sentivo di voler fare in quel momento" spiega Annamaria.
Solo che poi a quarant'anni scatta un'urgenza. Una specie di resa dei conti con se stessi. Un'ansia, un tarlo, qualcosa a che vedere con l'autostima. Ti accorgi che la cura della famiglia non ti basta. O meglio: senti che nella vita puoi fare di più. All'inizio i figli sono il tuo centro, poi crescono, e il centro lentamente torni ad esserlo tu. Ed è lì che scatta l'ansia: ma io, cosa sono io, cosa posso fare io? Non lo sai più. Ti prende l'insicurezza, anche materiale, la famiglia appesa ad un unico stipendio. No, mi sono detta, io mi devo rimettere in gioco: "ora o mai più".
Partendo da quello che sai fare. Piccoli passi, prima i contratti a tempo come maestra di musuca alle materne, poi insegnante di patchwork in un negozio di cucito, tecnica imparata e maturata nel soggiorno a Londra dove il marito era stato trasferito per lavoro, e infine l'incontro decisivo con altre quattro donne, anche loro madri e intorno ai quaranta, con la stessa passione per il patchwork e la stessa voglia di ributtarsi in pista. "Da sole, in meno di un anno, abbiamo creato una società, fatto robusti sacrifici economici, trovato un fondo, aperto il negozio, avviato un export col Giappone. E tutto partendo da zero: non sapevamo dove sbattere la testa! Non sapevamo niente, né di commercio né di commercialisti. Ma avevamo quella carta, l'esperienza decennale nella gestione familiare, e l'abbiamo giocata: praticità, mediazione, velocità, buon senso, il tutto moltiplicato per cinque".

Il risultato è "Agomago", in via Arnolfo, il negozio di stoffe e di quilt che ha cambiato la vita di Annamaria e delle sue socie, la giapponese Kazuyo Koriuci, Angela Cosenza, Daniela Giuliani e Cecilia Martini. Oggi madri ancora più stressate, e però più felici. "La gestione della famiglia è diventata ancora più complicata. Mi sono raddoppiate le responsabilità: lavoro e casa. Ho il cervello quì e il cervello là. Ma il fatto di essere cinque donne ci aiuta tantissimo: ciascuna di noi sa perfettamente quali sono le esigenze delle altre, in fatto di orari baby sitter nonni, perchè sono le stesse per tutte, e ci organizziamo i turni. Io da sola non ce l'avrei mai fatta. E poi mi aiuta la certezza di poter contare su mio marito, che mi ha sempre incoraggiato a trovare la mia strada. Ora la sera torniamo tutti e due dal lavoro, lui dall'ufficio io dal negozio, la stanchezza è uguale per entrambi, ma nessuno si butta sul divano mentre l'altro sparecchia. I piatti della bilancia, ora che lavoro anch'io, sono pari. E quando devo andare all'estero per qualche fiera di tessuti, cosa che capita spesso, non è che chiedo il permesso: io comunico".